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L’itinerario permette di conoscere la storia rurale di Cameri, quella spesso non documentata ma che è stata fino ai giorni nostri la colonna portante dell’identità A chi può si consiglia di spostarsi da una cascina all’altra in bicicletta o anche a piedi, attraverso le numerose strade comunali ed interpoderali non asfaltate, per apprezzare completamente tutto ciò che la natura della nostra pianura può offrire. Partendo da sud-est, dalla Strada Provinciale n° 2 Novara-Cameri, in direzione Cameri, appena dopo il ponte sul Attraversata la Strada Statale n° 32 si prende la Strada Comunale dell’Argine fino a Cascina Argine e passando sotto il portone a fianco la Chiesa, ci si dirige a nord verso Cascina Codemonte. Visitata quest’ultima si ridiscenda la collina verso la statale n° 32 e, dopo averla percorsa verso sud per circa 700 m, la si attraversi all’altezza con la strada sterrata per Cascina Rosa e Cascina Nuova. Successivamente, si prenda la strada sterrata che porta verso Cascina Montimperiale e di seguito verso Cascina Imbrolo e Cascina Scagliano. Da quest’ultima ci si diriga verso sud fino alla strada comunale del Ticino, fino alla strada sterrata appena prima della valle, verso Cascina Galdina e Cascina Bornago. Ritornando verso la Strada del Ticino, si prosegue fino alla pista ciclabile del Parco del Ticino svoltando a destra appena prima della discesa verso la valle. Procedendo sulla ciclabile, si incontra Cascina Zaboina e poi si prosegue Uscendo dalla Cascina verso ovest, si percorre la Strada della Picchetta fino al bivio per Cascina Michelona. Si prosegua fino all’incrocio con la strada Provinciale n° 4 e ci si diriga verso Galliate. In prossimità del confine del paese si trova Cascina Sant’Agostino. Ultima tappa è Cascina Margattino, da raggiungere dirigendosi verso Novara e prendendo una strada sterrata posta a sinistra della Provinciale n° 2 appena prima dello svincolo della Tangenziale Est di Novara N.B. si consiglia di sviluppare la visita integrando questo percorso con il percorso STORICO-MONUMENTALE.
La cascina Bollini, collocata ad ovest del centro abitato verso Veveri, è un antico insediamento rurale ma anche difensivo che sorge nelle immediate vicinanze di un'ansa del Terdoppio. Già documentato nel medioevo, la sua struttura si presenta divisa in quattro blocchi distinti, ma intercomunicanti e dipendenti. Non c'è una vera e propria parte padronale all'interno della cascina anche se è riconoscibile, nell'ala nord del primo blocco, una tipologia costruttiva che la differenzia dalle altre costruzioni. Diversi i casseri adibiti a fienili e i depositi. Posizionato nell’angolo nord-est vi è l’Oratorio dedicato a S. Maiolo e S. Eustachio, ormai in grave stato di abbandono. E’ ad unica navata con la facciata protetta da un porticato formato dalla sporgenza del tetto su due pilastri in mattoni e architrave in legno. L’interno è spoglio tranne la parte anteriore dell’altare che reca in rilievo il “Volto del Cristo Crocifisso” in gesso.
L’antico insediamento, documentato dal medioevo, è situato verso ovest, tra il paese ed il Terdoppio.
Si trova ad ovest del paese ed è formata da un blocco di costruzioni disposte sull'asse est-ovest e comprendente case rurali, stalle, casseri e fienili. Gli edifici originari dell’ottocento sono molto degradati.
L’insediamento è collocato ad ovest del paese e della Strada Stratale n. 32 del Sempione e, a seguito del ritrovamento di un imponente cimelio funerario, è ipotizzabile la sua origine in epoca romana. Composto da edifici rustici e civili e dalla un oratorio di devozione distibuiti in tre cortili, l’Argine ha sempre avuto notevole importanza nella pianura novarese: situata infatti appena sotto le prime colline di Codemonte, era l’ultima località che i viaggiatori trovavano prima di Novara secondo la vecchia strada che collegava alle Alpi e che passava propiro dentro l’insediamento. La storia effettiva del Cascinale è datata 1347 anno in cui si insediarono i Canonici Lateranensi. Nel 1464 venne riconosciuta indipendente da Cameri. Nel 1500 è notevole il “traffico” dovuto al passaggio di carovane mercantili lungo la “Strada Reale” che da Novara proseguiva verso Oleggio e poi si divideva verso il Lago Maggiore e il Lago d’Orta. Nel 1743 i Canonici Lateranensi lasciarono il cascinale che passò allo Stato nel 1782 e fu venduto ai privati nel 1785. Il grande cortile di ingresso dall’attuale strada dell’Argine offre immediatamente la vista sia sugli edifici residenziali, che su quelli rurali come la lunga manica di casseri adibite a stalle e fienili poste sul lato est. Il cortile attraverso altri tre accessi collocati sulle altre tre maniche, permette l’accesso a sud alla campagna verso Novara, a ovest ai boschi verso il Torrente Terdoppio, a nord verso gli altri due cortili e poi la strada per Caltignaga. La manica di edifici che dividono le due corti contiene, oltre a residenze private e magazzini, anche l’Oratorio dedicato alla Beata Vergine della Neve. Risulta configurato in tre parti distinte: portico, chiesa vera e propria, sacrestia. La chiesa è divisa in due parti da una balaustra da cui si dipartono due colonne laterali in finto marmo. La zona presbiteriale è più alta rispetto alla zona del popolo e vi si accede tramite due gradini. Nella parete ovest è ricavata una nicchia in cui è posta una statua della Madonna. Presenti alcuni affreschi del 1700.
L’insediamento è collocato verso nord-ovest del territorio e gli edifici attuali, riconducibili al XIX secolo, son per lo più fienili, casseri e abitazioni. A Est della Cascina vi è l’Oratorio dedicato a San Martino, ora trasformato in abitazione privata.
La cascina, ubicata verso nord-ovest del paese, compare sulle mappe datate 1882 ed è formata da tre blocchi di costruzioni adibite ad abitazioni, stalle, casseri e ricoveri agricoli.
La cascina, collocata ad est dei paese, compare sulle mappe datate 1882 ed era considerata una dipendenza della Cascina Argine ed usata per il ricovero di piccoli animali. E’ a pianta quadrata ed è composta da quattro blocchi di costruzioni adibite ad abitazione, stalle, fienilie ricoveri agricoli.
La cascina settecentesca, ubicata a nord del paese su terreni acquistati da Ludovico Sforza tra il 1493 e il 1497, presenta una pianta rettangolare divisa da due cortili. Gli edifici sono tuttora adibiti ad abitazione, stalle e casseri.
La Cascina si trova a nord, tra Cascina Montimperiale e Cascina Scagliano. Gli edifici non presentano caratteri storici importanti e sono riconducibili al secolo scorso.
Il nome attuale della cascina, situata a nord del centro abitato, deriva da “Secalianum”, un antico insediamento di cui non rimane traccia. La cascina attuale è situata vero nord ed è formata da quattro blocchi disposti intorno ad un cortile quadrato, adibiti ad abitazioni e casseri. Nel blocco nord si trovano abitazioni e casseri. Le altre parti erano adibite a casseri.
Situata a nord-est del paese, appena prima della vallata del Ticino, è di origine cinquecentesca, anche se alcune alcuni storici affermano l’esistenza dell’insediamento già in epoca romana. Certo è che tra il 1013 e il 1218 la Galdina ebbe il suo periodo di fama maggiore, riconducibile allo spostamento dell’alveo del Ticino e alla consegunete decadenza di Bornago. Di proprietà dei Conti Gola dal 1700, durante il periodo barocco essi procedettero alla sistemazione della brughiera in terre arabili. Era inoltre praticata la macerazione del lino. L’antico splendore della Galdina è riscontrabile tuttora nella sua conformazione a corte aperta con due blocchi laterali adibiti ad abitazione. Alla fine del cortile vi è l’originaria abitazione patronale la cui imponente facciata, vista salendo dal Ticino, mostra ancora la sua bellezza e signorilità Lungo il muro di recinzione Ovest, vi sono anche due stemmi ormai illeggibili, in uno dei quali si intravedeva il biscione visconteo.
La cascina, situata a nord-est del paese, si affaccia sulla vallata del Ticino ed è forse la più interessante dal punto di vista storico. Al nome dell’insedimamento viene attributita un’origine celtica e si presume che in epoca romana vi fosse una villa. Nel VII secolo la località faceva parte del Comitato di Bulgaria e duecento anni dopo era un isediamento feudale franco. Nel 912 Bornago era un casale fortificato di importanza strategica sul Ticino e la sua importanza crebbe sempre maggiormente nel periodo del dominio franco (IX secolo), a tal punto da far nascere diverse lotte fino al 1300 fra le amministrazioni governative di Novara e quelle di Milano. Ma fu probabilmente con lo spostamento dell’alveo del Ticino che Bornago inizio il periodo di decadenza. L’aspetto attuale della Cascina è conseguente alla ristrutturazione che nell’ottocento e poi nel novecento, interessarono l’impostazione settecentesca dell’insediamento, senza cancellare l’originario impianto planimetrico e le strutture edilizie a corti chiuse e aperte comprendenti abitazioni, casseri, depositi, aree di allevamento e l’Oratorio dedicato a Santo Stefano, costituito da un semplice locale adibito a cappella privata e di piccole dimensioni, esternamente non identificabile come cappella, a cui si accede sia dall'interno che dall'esterno del complesso padronale. Si affaccia su di un belvedere verso la valle del Ticino: internamente è diviso in due zone, presbiterio e parte riservata ai fedeli. Sulla parete ovest, dove c'è l'altare, è appesa una tela raffigurante Santo Stefano, San Lorenzo e la Vergine con il Bambino. Attualmente la Cascina è di proprietà della famiglia Torriani ed è spesso interessata da manifestazioni sportive di equitazione.
La cascina indicata sulle mappe datate 1825 e 1882 ma di impianto antecedente il 1723 è ubicata a est del paese, appena prima della valle del Ticino, con gli edifici disposti intorno ad una corte quadrata aperta verso ovest, adibiti ad abitazione, stalle e ricoveri agricoli. Nella parte est della Cascina vi era un pozzo e nella parte sud il forno
L’insediamento si trova verso est, appena prima dell’inizio della valle del Ticino. In origine si trattava di un complesso unico, nonostante fosse attraversato dalla strada d'accesso alla villa. Attualmente la “Schiavenza” si presenta come un insieme di proprietà frazionate e distribuite in modo irregolare, non più legate alla originaria destinazione rurale. A nord della strada si sviluppa un blocco di edifici la cui continuità è stata interrotta a seguito di frazionamenti e ristrutturazioni. A sud della strada si sviluppano diversi edifici che, fino al secolo scorso, gravitavano intorno a quello che era un unico, grande cortile. La villa Picchetta è un grande edificio con pianta a U, molto compatto e che si snoda interamente secondo percorsi vincolati dal continuo susseguirsi dei locali. All'estemo è circondato da cortili e giardini nei quali sono ancora riscontrabili i segni dei tracciati dei sentieri e delle zone di sosta (resti di fontane, impostazione dei pergolati). Dalla strada l’edificio si presenta con un porticato ricavato nella facciata ovest, sostenuto da due coppie di colonne di granito. Le pareti sono affrescate con disegni a colori ocra e bruno. Delle nicchie contenenti anfore in terracotta e sovrapposte con motivi ornamentali arricchiscono ulteriormente questo spazio. Dal portico si accede alla “Rotonda”, locale che si può intuire fosse, in origine, elegante e raffinato. Alle pareti una serie di affreschi raffiguranti mostri alati, ghirlande, anfore su piedistalli. Verso il giardino principale si affaccia un lungo salone a doppia altezza con il soffitto a cassettoni. Un grande camino a parete è l'unico arredo rimasto. Un’oratorio dedicato a Santa Margherita e all’Immacolata è posto all'intemo del recinto della villa, all'estremità ovest del lato sud, e vi si accede sia dalla strada che dall'intemo. Ha pianta longitudinale, navata unica, con la zona presbiteriale delimitata da una balaustra in marmo. L’altare, pure in marmo, è appoggiato alla parete est, che separa la zona di culto dalla sacrestia. All'interno presenta diverse decorazioni. Sulla copertura, due pilastri in cotto sostengono la campana. Documentato con sicurezza nel 1575 l'insediamento diventa, attraverso diverse successioni, di proprietà dei Gesuiti. Soppresso l'ordine nel 1773 i beni furono acquisiti, con oratorio e casa padronale, dal marchese Natta Isola D'Alfìano. Poi passarono, per vendita, a proprietari diversi. La villa e l'oratorio dal 1989 sono di proprietà del Parco dei Ticino, Ente che ha intrapreso importanti interventi di restauro.
La Cascina sorge ad est del paese e seppure di origine antica documentata nel XVII secolo, presenta esclusivamente costruzioni recenti.
La cascina, collocata lungo la Strada Provinciale n° 4 in direzione Galliate, compare sulle mappe datate 1882 e comprende un edificio adibito in parte ad abitazione ed in parte ad uso rurale, con casseri, stalle e portici. Nella facciata che guarda a ponente, a sinistra dell'ingresso dalla strada per Galliate, è stata ricavata una piccola cappella, sovrastata da un portichetto, dedicata a Sant'Agostino, da cui il nome della cascina. La cappella è decorata, sulla parete di fondo, da un'immagine su tela della Vergine con il Bambino, ormai completamente scolorita e strappata al centro. Sulla parete rivolta a sud è collocata l'immagine di un angelo che reca l'iscrizione “Giusto per gli ingiusti” e sulla parete a nord l'immagine dei Cristo deposto. Le due immagini sono dipinte su pannelli ottenuti con piastrelle in ceramica.
La Cascina, ormai del tutto disabitata collocata a sud del paese, è stata presumibilmente costruita nel 1877 e ha l'accesso ricavato nel lato rivolto a sud, lato in cui sono ubicati i locali di abitazione.
Sulla facciata, a destra del portone d'ingresso, è stata ricavata un'ancona profonda circa 30 cm, di forma ogivale e inserita in una cornice rettangolare contenente un dipinto rappresentante in alto la Madonna con il cuore trafitto da sette spade, in basso a destra San Francesco e a sinistra San Giuseppe, riconoscibile dal bastone fiorito che stringe i n mano.
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del paese.
Torrente Terdoppio, si prenda la prima strada sterrata sulla destra verso la 
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